Conversazione 13/02/2010 - cpfconsultoriosassari.it

Vai ai contenuti

Conversazione 13/02/2010

Conversazioni 2009/2010

     

13 febbraio 2010
L'ESODO ALLA LUCE SPONSALE DEI PROFETI

Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto

Il profeta Osea sembra essere il primo a interpretare l'esperienza dell'Esodo in chiave sponsale. Il testo accennato che fa da sottotitolo infatti continua così:
"
(16) Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. (17) Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Acòr in porta di speranza. Là canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. (18) E avverrà in quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: Marito mio, e non mi chiamerai più: Mio padrone."(1)  
Osea, e con lui Isaia
(2) , Geremia (3) ed Ezechiele (4) celebrano e criticano - spesso aspramente - tutta la storia dell'alleanza tra Dio e il suo popolo in chiave nuziale.
Anzi la vita stessa di Osea deve rappresentare l'alleanza nuziale infranta tra Dio e Israele: "
(2) Quando il Signore cominciò a parlare a Osea, gli disse: "Và, prenditi in moglie una prostituta e abbi figli di prostituzione, poiché il paese non fa che prostituirsi allontanandosi dal Signore".(5)
La coppia in Israele è perciò non solo immagine di Dio stesso ma anche immagine della loro relazione reciproca. Questo allargamento simbolico dell'immagine nuziale implicherà nuovi sensi e compiti per la coppia nuziale. Ogni rivelazione maggiore dell'essere di Dio e della sua relazione con il suo popolo implica un di più di significati, di dignità, di nuove potenzialità vitali e di responsabilità per la coppia. L'importanza e la qualità della coppia cresce in modo proporzionato al progresso di rivelazione di colui di cui è immagine. Il compito originale della coppia "di fare l'uomo" insieme a Dio "a sua immagine" perciò prende sempre nuove forme e attuazioni.
Una tappa centrale e molto arricchente di questo continuo progresso nuziale è l'evento dell'Esodo. Vedremo come la coppia ne viene arricchita sia in quanto immagine di Dio sia in quanto immagine del patto tra Dio e il suo popolo.
Possiamo vedere solo alcuni degli eventi che caratterizzano l'Esodo in questa luce nuziale. Visto nel loro insieme sono "sette … i quadri sui quali possiamo distribuire la struttura di quest'opera monumentale simile ad una cattedrale barocca costruita da vari architetti e dai dettagli cesellati da mani diverse ed appassionate: il lamento nazionale d'Israele (cc. 1-4), l'epopea della liberazione (cc. 5-15), la crisi del deserto (cc. 16-18), l'alleanza al Sinai I (cc. 19-24), la Legge I ("Dio disse: …": cc.25-31), l'alleanza al Sinai II (cc. 32-34), la Legge II ("Mosè disse: …": cc. 35-40)."
(6)

Rivelazione del nome di Dio

L'esodo è profondamente e interamente un evento di liberazione. La grande rivelazione del nome di Dio a Mosè nel roveto ardente avviene in questo contesto di liberazione: "
(7) Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze.
(8) Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. (9) Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. (10)Ora và! Io ti mando dal faraone."(7)
"Ho osservato la miseria del mio popolo", "ho udito il suo grido" e "conosco infatti le sue sofferenze": queste tre azioni divine rivelano in che relazione Dio si trova con Israele. E' profondamente familiare e partecipe con la sofferenza del suo popolo. E' lui stesso orecchio e occhio per il suo popolo. Il biblico "conoscere" significa "unire": è unito alle sofferenze del suo popolo, le sofferenze di Israele sono le sue sofferenze.
Questa sua intima partecipazione alla sorte dei figli d'Israele provoca due azioni divine precise: "Sono sceso per liberarlo" e "per farlo uscire … verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele". Con queste parole Dio si manifesta liberatore e donatore di paese, di possibilità di realizzazione a Mosè. E proprio Mosè è inviato a rappresentare e realizzare quanto Dio vuole compiere nei confronti di tutta Israele. A questo punto Mosè rimane perplesso:
"
(13) Mosè disse a Dio: "Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?". (14) Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". Poi disse: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi". (15) Dio aggiunse a Mosè: "Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione."(8)
"Io sono colui che sono". "Io sono JHWH." "Io sono l'essente." E' il nome misterioso di Dio che gli ebrei non oseranno mai a pronunciare. Dio prima di tutto e soprattutto "è". Con grande insistenza Dio vuole imprimere in Mosè il suo nome, il suo essere colui che è:
"
(2) Dio parlò a Mosè e gli disse: "Io sono JHWH! (3) Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ma con il mio nome di Signore non mi sono manifestato a loro. (4) Ho anche stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro il paese di Canaan, quel paese dov'essi soggiornarono come forestieri. (5) Sono ancora io che ho udito il lamento degli Israeliti asserviti dagli Egiziani e mi sono ricordato della mia alleanza. (6) Per questo dì agli Israeliti: Io sono JHWH! Vi sottrarrò ai gravami degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi libererò con braccio teso e con grandi castighi. (7) Io vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio. Voi saprete che io sono JHWH, il vostro Dio, che vi sottrarrà ai gravami degli Egiziani. (8) Vi farò entrare nel paese che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, e ve lo darò in possesso: io sono JHWH!".(9)
E' il suo Essere infinito e indistruttibile che ha stabilito l'alleanza con Abramo, che sente il lamento degli Israeliti, che libererà dalla schiavitù, che prende Israele come suo popolo e che dà in possesso il paese. La potenza infinita e invincibile del suo Essere conferisce sia alla sua partecipazione alla vita di Israele, sia alla sua azione storica in favore di Israele una forza e un'autenticità insuperabili. Lo stesso Essere onnipotente di Dio è perciò liberazione, alleanza-partecipazione e patria per il suo popolo eletto liberamente prima in Abramo e ora in Mosé.

Immagine di Colui che è

La rivelazione del nome di Dio è di fondamentale importanza per l'autocomprensione e la realizzazione della coppia. Essendo essa a immagine e somiglianza di Dio ha il dolce e arduo compito di scrutare la Scrittura per cogliere sempre meglio la natura di cui essa è immagine. La pagina appena letta dell'Esodo ha una centralissimo valore al riguardo: nel roveto ardente Dio rivelando il suo nome rivela di chi la coppia è prima di tutto e soprattutto immagine: la coppia rappresenta Colui che è.
Di fatto studiando il testo nuziale-famigliare, il linguaggio universale e personalissimo della coppia-famiglia si scopre che la coppia-famiglia essendo origine dell'essere (!) umano ne esprime e realizza le sue caratteristiche in quanto è. Si tratta della luce specifica dell'amore coniugale-genitoriale che evidenzia la preziosità dell'essere prima dei coniugi e poi degli stessi figli.
E' lo specifico dell'amore "innamorato", dell'amore erotico e dell'amore genitoriale celebrare la persona del coniuge o del figlio nella preziosità e nell'unicità del suo essere. "Ti amo perché tu sei tu!" Coniugi e genitori innamorati sono in grado di percepire profonda riconoscenza e gioia per il fatto che la persona amata è e che è così. Questo amore per l'essere di ogni persona che compone la famiglia assume attuazione quotidiane concretissime e spesso modalità molto dolorose perché implica la partecipazione intima all'essere della persona amata, il desiderio della sua liberazione da qualsiasi male, da qualsiasi oppressione e della sua piena realizzazione. Le caratteristiche elencate sono gli atteggiamenti e azioni con le quali Dio rivela il suo Essere a Mosè e al suo popolo.
Purtroppo i coniugi-genitori sono minimamente coscienti che quando percepiscono l'essere dei propri cari con questa intensità e sofferenza di essere immagine dell'Essere di Dio, che realizzano la loro grande dignità dell'essere immagine di Dio attraverso la loro partecipazione spesso sofferta alla sorte del coniuge, dei figli, dei nipotini, attraverso il loro desiderio di voler liberare i propri cari dai loro pesi e di poterli offrire possibilità di realizzazione della loro vita.
Ecco la grande rivelazione del roveto ardente per ogni coppia-famiglia: le più quotidiane gioie, preoccupazioni e sofferenze per l'essere dei coniugi, figli, nipoti, genitori si deve vivere in modo così intenso perché deve imitare e rappresentare il modo con il quale Dio manifesta il suo Essere verso i suoi. Che la coppia-famiglia debba celebrare l'unicità e preziosità dell'essere di ogni persona che la compone deriva dal suo essere a immagine di Colui che è!
L'Essere di Dio è Essere partecipante, liberante e realizzante oltre ad essere creante e benedicente. Per questo motivo l'essere nuziale-genitoriale è essere partecipante, liberante e realizzante oltre ad essere generante e benedicente. Grazie al battesimo i coniugi sono immersi nello stesso essere partecipante, liberante e realizzanti di Dio che li è più vicino del loro proprio essere!

Gesù è '"Io sono"

Ma il roveto ardente è solo l'inizio della rivelazione dell'essere di Dio, dell'Io Sono. L'evangelista Giovanni in modo esplicito e sconcertante svela Gesù come Colui che è, come colui che si è rivelato a Mosè nel roveto ardente e che ora cammina in mezzo a noi, uomo come noi.
Proprio parlando con la samaritana, sposa infedele, figura della Chiesa che viene dai pagani Gesù per la prima volta si rivela come colui che è: "
(25) Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa". (26) Le disse Gesù: "Io sono, che ti parlo".(10)  
Il testo greco usa la formula "Ego eimi" attraverso la quale i cristiani del primo secolo potevano identificare immediatamente '"Io sono" di Gesù con '"Io sono", "Ego eimi" che erano abituati a leggere nella manifestazione di Dio a Mosè nel roveto ardente secondo la loro traduzione greca della Septuaginta allora molto diffusa. Oppure durante la tempesta sul mare: "
(18) Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. (19) Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. (20) Ma egli disse loro: "Io sono, non temete". (21) Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti."(11)
Anche la crocifissione e la stessa risurrezione in ottica giovannea vengono visti come rivelazione di colui che è: "
(28) Disse allora Gesù: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo."(12)
Gesù qualifica la sua crocifissione come azione nella quale si rivela il suo essere Colui che è, la vera portata del suo essere partecipante, liberante e realizzante in modo incondizionato all'essere di ogni persona umana. Proprio questo suo essere partecipante, liberante e realizzante che si manifesta in croce trova la sua condizione definitiva nella risurrezione: "
(13) Ed essi le dissero: "Donna, perché piangi?". Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto". (14) Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che Gesù è."(13)
In Giovanni 20 e 21 l'evangelista parla dell'essere di Gesù solo al presente: in quanto risorto Gesù è Colui che è per eccellenza.
Quanto sia centrale la fede nell'"Io sono" di Gesù fa capire il seguente pressante invito dello stesso Gesù: "
(24) Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che io sono, morirete nei vostri peccati".(14)
E affinché non ci siano dubbi su quale "Io sono " si tratta precisa rischiando la sua stessa vita: "
(58) Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono". (59) Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. (15)
Gesù e Colui che è che si rivela nel roveto ardente sono della stessa natura. L'essere di Gesù sarà perciò di altissima importanza per poter nuove caratteristiche dell'essere a immagine di Dio della coppia umana-cristiana. Lo vedremo nel capitolo "Il Vangelo di Giovanni in chiave sponsale".

Alleanza sul Sinai e formazione del popolo

L'essere a immagine di Dio assume per la coppia una concretezza sempre maggiore man mano che l'esodo si avvia e procede. Noto solo che la piaga che fa partire Israele dall'Egitto è quella che colpisce il cuore della famiglia: lo sterminio del primogenito. Solo quando Dio colpisce l'Egitto nel suo più intimo, nella famiglia il faraone cede. Di nuovo si tratta di una manifestazione della centralità della famiglia per la realizzazione della vita di una nazione.
Tutta la Genesi testimonia quanto è difficile per l'umanità di realizzare il suo essere a immagine di Dio. Scegliendo Israele in Mosè in Egitto e al Sinai Dio aggiunge un nuovo aiuto di maggiore possibilità di somiglianza: istituisce l'alleanza con il suo popolo a partire da un suo manifestarsi:
"
(16) Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell'accampamento fu scosso da tremore. (17) Allora Mosè fece uscire il popolo dall'accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. (18) Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. (19) Il suono della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con voce di tuono. (20) Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte. Mosè salì."(16)
Le parole dell'Alleanza, le dieci parole sono strettamente legato a questa manifestazione tremenda della presenza di Dio. Vogliono imprimere nella mente e nello stile di vita degli Israeliti la viva percezione della Presenza di Dio. Quanto più una persona ricorda e percepisce la presenza dell'essere di Dio tanto più facilmente lo imita, lo rappresenta a se stesso e agli altri. Le dieci parole vogliono inoltre attuare la somiglianza all'essere partecipante, liberante e realizzante come Dio stesso l'ha rivelato a Mosè nel roveto ardente e come il popolo l'ha sperimentato uscendo dall'Egitto:
"
(1) Dio allora pronunciò tutte queste parole:
(2)"Io sono JHWH, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: (3) non avrai altri dei di fronte a me. (4) Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. (5) Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, (6) ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
(7) Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
(8) Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: (9) sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; (10) ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. (11) Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
(12) Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dá il Signore, tuo Dio.
(13) Non uccidere.
(14) Non commettere adulterio.
(15) Non rubare.
(16) Non pronunciare falsa testimonianza contro il <tuo prossimo.
(17) Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo".
(18) Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano.
(19) Allora dissero a Mosè: "Parla tu a noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!".
(20) Mosè disse al popolo: "Non abbiate timore: Dio è venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore vi sia sempre presente e non pecchiate".(17)
Le dieci parole, i dieci comandamenti sono tutte azioni che Dio offre o vieta al suo popolo per renderlo più simile al suo essere partecipante, liberante e realizzante. Compiere queste azioni e evitarle implica la realizzazione del loro essere a immagine di Dio. In questo senso le dieci parole donano alla coppia azioni che le permettono di realizzare il loro essere a immagine di Dio. … fino a poter vedere Dio un giorno: "
(17) La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. (18) Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti."(18)
Tutto il mistero dell'alleanza viene affidato all'arca dell'alleanza: "
(21) Porrai il coperchio sulla parte superiore dell'arca e collocherai nell'arca la Testimonianza che io ti darò."(19)
Da mettere nella tenda, nel tabernacolum che trova la sua continuità-sorpresa nel tabernacolo delle nostre chiese che contengono la Testimoniana della nuova Alleanza: il corpo vivo di Gesù risorto e crocifisso.

Per la riflessione:

Quanto sono familiare con i testi nuziali dei profeti? Quale testo mi attira di più? Quale testo mi fa difficoltà?

Quale ruolo gioca per me l'esperienza del roveto ardente, vale a dire come immagino, percepisco l'essere di Dio? Quanto identifico Gesù con il Dio dell'Antica Alleanza?

Che valore attribuisco ai dieci comandamenti? Come mi aiutano a realizzare il mio essere a immagine di Dio, il nostro essere a immagine di Dio in coppia?

lain
 

Oggi é e sono le ore - Aggiornato il 22/12/2020

: cpf.consultorio@tiscali.it

Torna ai contenuti