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Conversazione 18/04/2009

Conversazioni 2008/2009

 

18 Aprile 2009
Il Matrimonio: manifestazione viva del Salvatore nel mondo.

Se consideriamo il concetto "famiglia" come chiave di interpretazione di tutto il documento Gaudium et Spes il capitolo V sulla dignità del matrimonio e della famiglia e sua valorizzazione diventa il capitolo centrale del documento, dal quale emana la luce che conferisce senso e forma a tutto il documento.
Di fatto subito all'inizio del capitolo afferma:
"La salvezza (salus) della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice (fausta) situazione della comunità coniugale e familiare. (GS 47)
Con altre parole: la persona e la società umana e cristiana si possono realizzare in senso integrale se i coniugi-genitori e i loro figli possano essere felici. Il Concilio considera la felicità coniugale e familiare come fondamento della realizzazione della persona e della società.
Questa visione equivale a una svolta copernicana in relazione a come normalmente si considera il rapporto famiglia e società.
Comunemente si pensa che la società condizioni la famiglia e non viceversa, vale a dire la famiglia è costretta a subire l'influenza della società e viene modificata da essa. Qui si afferma il contrario: la società subisce le conseguenze della vita coniugale-familiare. Le persone che hanno maggiore influenza nella società di fatto sono tutti figli.
La persona umana, è homo sapiens sapiens o homo faber o homo politicus o homo socialis o homo culturalis o homo religiosus o homo digitalis o homo virtualis o homo televisivus IN QUANTO HOMO FAMILIARIS.
E' questa nel senso letterale della parola la verità fondante di ogni persona e di ogni società, comunione di persone. "Fondante" significa che senza questa caratteristica di "familiaris" l'uomo non potrebbe essere uomo.
Io posso essere io solo in quanto figlio di due genitori. Il mio genoma, unione intima dei miei geni genitoriali, è il testimone eloquente, vivificante e perenne della mia struttura intimamente-geneticamente "familiaris".
Il Concilio afferma nella frase citata ancora un altro aspetto sorprendente riguardante la relazione persona-società e la vita coniugale e familiare. Parla della felice situazione dei coniugi e della famiglia come presupposto della realizzazione della persona e della famiglia. Senza coniugi e genitori felici la persona umana e la società umana e cristiana non si possono realizzare.
Tutto il capitolo sul matrimonio sarà perciò una presentazione di come la vita coniugale e familiare si possa svolgere in "una situazione felice".
"Felicità" qui non è inteso come una passeggera emozione o sensazione piacevole di grande intensità ma come condizione di fondo della vita personale dei coniugi-genitori e dei loro figli, frutto di un graduale approfondimento intelligente di quanto fonda la vita familiare: l'amore.
Tornando alla tesi di fondo del nostro documento che la realizzazione della persona e della società dipenda dalla cellula famiglia possiamo ora dire che è la stessa felicità coniugale e familiare la potenza più strutturante e realizzante della persone e della società umana e cristiana. Conviene ricordarsi in questo contesto che la concezione evangelica cristiana della persona realizzata è la persona beata come Gesù l'annuncia nel Vangelo e Tommaso d'Aquino lo spiega nella Summa Theologiae.
Vedremo come questa concezione evangelica e teologica della felicità-beatitudine come realizzazione della persona umana corrisponde in modo stupefacente ai tipici dinamismi della vita coniugale e familiare che è l'amore.
"L'intima comunità di vita e d'amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dall'alleanza dei coniugi, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale.
E così, è dall'atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla società, l'istituzione del matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino.
In vista del bene dei coniugi, della prole e anche della società, questo legame sacro non dipende dall'arbitrio dell'uomo.
Perché è Dio stesso l'autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini: tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana." (GS 48)
Il matrimonio è "intima comunità di vita e d'amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie".
E' "Dio stesso l'autore del matrimonio".
Il matrimonio è prettamente creazione divina, non un'invenzione umana. La sua ricchezza, la sua natura e la sua struttura vengono perciò direttamente da Dio e in più Dio lo considera "a sua immagine e somiglianza" (vedi Genesi 1). Dio è Amore. La relazione coniugale è a immagine dell'Amore.
Di fatto la realizzazione di un matrimonio, di una famiglia dipende esclusivamente dalla realizzazione dell'amore coniugale. Le coppie si sposano per amore e si separano perché non sono riuscite o non hanno volute fare sul serio con l'amore come prima luce alla quale valutare tutta la loro vita.
Mai come oggi emerge questa verità straordinaria del matrimonio e della famiglia: la centralità fondante e realizzante dell'amore. Il lavoro con le coppie in crisi è una testimonianza spietata al riguardo: le coppie si separano perché a un certo momento della storia del loro matrimonio hanno cominciato a trascurare il loro amore reciproco.
Suona una diagnosi sempliciotta ma é la cruda verità verificata ormai tantissime volte.
Il matrimonio e la famiglia sono governati da una legge ferrea: dalla legge dell'amore, dal suo essere radicalmente immagine di Dio, immagine dell'Amore infinito. I più piccoli gesti quotidiani coniugali o familiari DEVONO essere illuminati, motivati, realizzati e ricordati come atti d'amore dai coniugi altrimenti rischiano di allontanarsi dalla verità della loro famiglia, dalla verità delle loro persone, create e generate a immagine dell'Amore e nell'amore.
In questa luce si capisce perché solo i coniugi felici possono essere realizzatori della salvezza delle persone e della società intera. L'amore scelto e realizzato implica felicità, profonda felicità. La felicità coniugale perciò si manifesta come la fedeltà all'origine a al dinamismo di realizzazione di ogni persona che è l'amore.
Amore inteso come volere gioioso dell'essere della persona a tutti i suoi livelli e di quanto implica di potenzialità di realizzazione a livello di relazioni e di azioni. In questo senso "tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana (GS 48)".
"Cristo Signore ha effuso l'abbondanza delle sue benedizioni su questo amore dai molteplici aspetti, sgorgato dalla fonte della divina carità e strutturato sul modello della sua unione con la Chiesa.
Infatti, come un tempo Dio ha preso l'iniziativa di un'alleanza di amore e fedeltà con il suo popolo cosi ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa  così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione." (GS 48)
Da quasi 2000 anni l'autore personale di ogni matrimonio cristiano è Dio nella sua carne e nella sua anima gloriosi, di nome Gesù, il crocifisso Risorto.
Come Dio-Amore si riconosce rappresentato nell'amore coniugale così rappresenta lo stesso amore coniugale il rapporto che lui ha in Cristo con la sua Chiesa che ama come ama se stesso. Di fatto il consenso matrimoniale rivela e istituisce tra i coniugi il rapporto d'amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa e ne diventano partecipi e rivelatori.
Perciò è possibile applicare direttamente a Gesù e la Chiesa la promessa sponsale in modo da cogliere il significato profondo del matrimonio cristiano: "Io, Cristo, accolgo te, Chiesa, come mia sposa con la mia grazia ti prometto di esserti fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e ti amarti e di onorarti tutti i giorni della mia vita."
Lo stesso vale per: "Io, Chiesa prendo te Cristo, come mio sposo, "
Il matrimonio si realizza solo in quanto in quel momento l'io della sposa e l'io dello sposo sono profondamente immersi e assunti nell'io di Cristo e della sua Chiesa. E' in Cristo glorioso e nella sua Chiesa che diventano marito e moglie in quanto solo il Cristo nella sua Chiesa può donare l'uno all'altro interamente, vale a dire tutto il loro essere e tutta la loro vita dal concepimento fino alla risurrezione.
Gli sposi rimangono nella persona del Cristo e della Chiesa per tutta la durata del loro matrimonio. Anzi solo in quanto abitano nella persona di Gesù risorto e della Chiesa possono essersi reciprocamente sposi, cioè donati uno all'altro per interi!
"Allora la famiglia cristiana che nasce dal matrimonio, come immagine e partecipazione dell'alleanza d'amore del Cristo e della Chiesa renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà degli sposi, che con l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri." (GS 48)
In che modo si realizza questa viva presenza del Salvatore nel mondo attraverso la famiglia cristiana che nasce dal matrimonio? E' il paragrafo numero 49 che offre i principi di una nuova interpretazione della vita coniugale in luce cristiana:
"Anche molti nostri contemporanei annettono un grande valore al vero amore tra marito e moglie, che si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani costumi dei popoli e dei tempi.
Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale. Il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità.
Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi anzi, diventa più perfetto e cresce proprio mediante il generoso suo esercizio.
È ben superiore, perciò, alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce. Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio.
Ne consegue che gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli sposi stessi..(GS 49)
Il concilio presenta l'unione sessuale intima coniugale come "atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona".
In questa luce unione sessuale intesa come atto d'amore viene personalizzata, vale a dire è in grado a rivelare e a realizzare le due persone coinvolte.
In quanto atto d'amore riguarda tutta la ricchezza della persona amata e può "arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale".  
Questi "elementi e segni", vale a dire il piacere erotico, i gesti e le parole di tenerezza sono "santi, perfezionati ed elevati" da un "dono speciale di grazia e di carità" da parte dello stesso Signore.
Perciò sono in grado a svelare e rendere percepibili "i valori umani e divini" che realizza l'amore coniugale. "Gli atti con i quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni." E aumentano l'amore "proprio mediante il generoso suo esercizio."
Nello stesso paragrafo scopriamo un'altra fondamentale novità riguarda il concetto dell'amore coniugale. Il marito non è più "principe della famiglia", come Leone XIII presentava nella prima enciclica sul matrimonio ma, 10 anni prima del codice del diritto italiano:
L'unità del matrimonio, confermata dal Signore, appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale che bisogna riconoscere sia all'uomo che alla donna nel mutuo e pieno amore.
Per tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana si richiede una virtù fuori del comune; è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia per una vita santa, coltiveranno assiduamente la fermezza dell'amore, la grandezza d'animo, lo spirito di sacrificio e li domanderanno nella loro preghiera. (GS 49)

Per la riflessione:
Quali sono gli ingredienti indispensabili per una felice realizzazione della vita coniugale familiare?
Secondo me quale idea ha la Chiesa della vita intima della coppia cristiana? Il numero 49 esprime ciò che io penso della vita sessuale coniugale?
A che punto si trova la parità di dignità nel matrimonio cristiano?


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