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Le profondità umane delle nozze

Conversazioni 2006/2007

 

LE PROFONDITÀ UMANE DELLE NOZZE

Da quale porta conviene entrare nel mistero del matrimonio?
Dalla sua dimensione divina o dal punto di vista personale? Si potrebbe anche vederlo dall'angolatura ecclesiale e sociale.
Da qualsiasi parte si entra si dovrà tenere conto in un certo modo anche degli altri aspetti perché si illuminano e si arricchiscono a vicenda.
Vorrei iniziare da ciò che è più proprio delle nozze, da ciò che è il più conosciuto e familiare ai coniugi e si trova in sintonia con il titolo dei nostri incontri.
Entriamo nella vita nuziale attraverso la considerazione della gioia dell'unione coniugale.
Ci facciamo aiutare in questo da un testo del Concilio Vaticano II che descrive la dignità e ricchezza dell'atto coniugale in modo molto bello:
"Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale.
ll Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità.
Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi anzi, diventa più perfetto e cresce proprio mediante il generoso suo esercizio.
È ben superiore, perciò, alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce. Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio.
Ne consegue che gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli sposi stessi."

Prima di tutto il Concilio afferma che l'unione sessuale coniugale è "eminentemente umana", cioè fa profondamente parte di ciò che l'uomo è e partecipa in tutto alla sua dignità.
Esiste, infatti il rischio di considerare l'atto coniugale qualcosa che appartiene solo al mondo animale e perciò in contrasto con la dignità umana.

A) - DAL CORPO ALLA PERSONA

1) La concezione del corpo

Il disprezzo o la sottovalutazione del corpo può dipendere da una concezione filosofica dell'uomo nella quale solo il spirituale ha valore. Tutto ciò che è fisico fa parte della zona della necessità da sopportare con rassegnazione e da evitare quando è possibile.
Lo stesso atteggiamento negativo verso il corpo può essere anche frutto di una certa impostazione psicologica, maturata grazie all'educazione e l'ambiente in cui uno è cresciuto. Se ho notato nella mia infanzia che il mio corpo non costituisce un oggetto di tenerezza per i miei genitori, o per uno di loro, facilmente posso dedurre che il mio corpo non è degno di stima e di amore.
Se ho difficoltà con la mia femminilità o masculinità è facile individuare nel mio corpo il responsabile di questi miei problemi. Non volere il corpo, perché non voglio questi problemi sessuali, potrebbe sembrare una soluzione del problema.
Anche semplici questioni estetiche possono causare un rapporto conflittuale con il nostro corpo (altezza, bassezza, peso, forme, muscoli, …). L'identificazione con certi modelli e il consequenziale sentirsi inadeguato, può contribuire a sentire il corpo come un peso e un impedimento per la propria felicità.
Il rapporto con il cibo, con il vestito, con lo spazio, con il tempo, con la malattia, con i sentimenti, ecc. ci rivelano come consideriamo la nostra vita nel corpo.
L'atto coniugale, il biblico diventare una carne sola, si attua nel corpo e attraverso i corpi.
La concezione che ho del mio corpo sarà perciò di fondamentale importanza.

2) Il corpo alla luce di Dio

Quale valore ha il corpo per Dio?
La Sacra Scrittura afferma che Dio stesso crea l'uomo dalla polvere del suolo e con il soffio della sua bocca , cioè è Lui stesso a volere e a creare quest'unità così particolare di anima e corpo.
Dio è l'unico e vero creatore del corpo umano e di tutto ciò che implica, dalla pelle fino alla DNA, sessualità inclusa. Si la sessualità è invenzione prettamente divina.
La Chiesa ha sempre difeso questa verità importantissima che tutta la carne dell'uomo è opera di Dio . E Dio stesso fa vedere in modo mirabile quanto gli sta al cuore il corpo umano.
Lui stesso assume la carne umana in Gesù. Dio dall'annunciazione a Maria in poi ha un corpo umano tutto suo. Lo fa risorgere per trasfigurarlo, per glorificarlo e per poterlo sempre possedere e vivere in esso!
Questo suo corpo risorto Lui lo dona a noi nella santa Eucaristia e ci promette di promuovere attraverso di esso anche il nostro corpo a risurrezione. Come ha glorificato il suo corpo così vuole anche glorificare il nostro corpo.
Ma già ora vive grazie al nostro battesimo nel nostro corpo. Abita le nostre membra facendoci vedere fino in fondo che davvero la carne è opera sua e perciò amatissima da lui, al punto da potergli far da casa.
Pur conoscendo le sue ferite, debolezze e rischi Dio pensa molto bene del nostro corpo e desidera che anche in noi si sviluppi questa consapevolezza positiva della nostra carne.

3) La persona umana - intima unità di anima e corpo

Questo nostro corpo delizioso è vivificato, animato, unificato e aperto a tutto l'essere dalla nostra anima, frutto del soffio divino. Siamo sempre unità di anima e di corpo, mai solo corpo, mai solo anima (almeno durante la fase terrena della nostra vita).
Perciò tutto ciò che compiamo attraverso e nel nostro corpo lo compie tutta la nostra persona.
Infatti si dice "ho cucinato" e non "le mie mani hanno cucinato" oppure "Sono andato a casa" e non "i miei piedi sono andati a casa" o per rimanere nel nostro tema "Ho fatto l'amore con la mia sposa" e non "Le mie parti intime hanno fatto l'amore con le parti intime di mia moglie".
Sono tutt'uno con me stesso. Ma se penso male del mio corpo quest'unità è a rischio e la mia vita perde di qualità, di verità, d'autenticità e di gioia.
Alla luce della vera umanità di Cristo occorre riconciliarsi con il proprio essere unità di anima e corpo, vale a dire amare sia la mia anima sia il mio corpo e perciò tutte e due nella loro unità misteriosa che sono io.
Forse dovrò fare atti di fede nella diginità e nell'amabilità del mio corpo o di tutto il mio essere perché troppo abituato a volermi male, a disprezzarmi o essere indifferente nei confronti di me stesso.
Sono proprio questi atti di fede alla luce dell'amore che Gesù ha per me l'attuazione della mia salvezza. Credo più in ciò che Gesù mi rivela sulla mia persona che non a ciò che la mia esperienza mi ha fatto interpretare e inventare al riguardo.
E' su questo livello che avviene vera conversione, vero cambiamento di mentalità.
Ogni giorno ha bisogno di questa rinnovata adesione alla mia persona tutta intera, anima e corpo. Così imito Cristo che ogni momento aderisce in pieno a ciò che sono.
Oltre a questa riconciliazione di fondo conviene anche crescere nella consapevolezza gioiosa della profonda unità di anima e corpo. Viviamo spesso fuori di noi stessi.
Possono essere i motivi sopraelencati e molti altri. Ma anche lo stesso stile di vita della nostra società fatta di fretta e superficialità favorisce questa emigrazione di massa dalla nostra condizione umana più propria, dal nostro essere uno in anima e corpo.
Viviamo spesso fuori del nostro corpo, geograficamente già in un altro luogo oppure storicamente nel passato o nel futuro ma raramente pienamente qui ed adesso in questo corpo e in questa anima.  
Possiamo educarci a questa fedeltà a noi stessi, che di nuovo vuole dire seguire Gesù che sempre è fedele a noi così come siamo. L'esercizio è semplice e non chiede molto tempo.
Ogni sera mi posso chiedere che gioie mi hanno offerto le mie mani, i miei piedi, i miei occhi e così via.
Così si manifesterà la ricchezza di vita che sperimento quotidianamente grazie al mio corpo. Se non dovessi accorgermi lo stesso conviene fare un esercizio aggiuntivo.
Chiudere gli occhi e cercare di fare ciò che faccio di solito: alzarmi per andare alla porta o accendere la luce. Sarà più difficile a occhi chiusi. Così faccio esperienza della grandezza e ricchezza dei miei occhi. La perdita o la ferita di una parte del nostro corpo svela in modo terribile e tragico la sua preziosità.
Allo stesso momento manifesta in modo lampante l'unità tra me e il mio corpo. Infatti quando mi ferisco un piede non sta solo male il mio piede ma tutta la mia persona.
Tutta questa riconsiderazione della propria unità di anima e corpo è fondamentale per poter cogliere e apprezzare l'unione coniugale sessuale, e magari educarsi a una consapevolezza sempre più profonda e un'esperienza più gioiosa.

Domande per la riflessione:

Quale è il mio rapporto con il mio corpo? Posso scrivere una piccola storia del mio rapporto con il mio corpo? Quale educazione e quali esperienze hanno in modo particolare influito sul mio rapporto con il mio corpo?

Quale idea, secondo me, ha Dio e la Chiesa del corpo? La fede mi ha aiutato a vivere serenamente la mia corporeità, la mia sessualità o il contrario o non c'entra proprio niente?

Nella vita della coppia come si parla della propria corporeità? Come si vive la corporeità non solo sessuale ma quotidiana: il mangiare, vestirsi, pulizia, rapporto con il tempo,  lo spazio, gli oggetti,  ecc.?




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