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Nozze - comunione di mali

Conversazioni 2006/2007

 

Nozze - comunione di mali        


"IO, N., ACCOLGO (PRENDO) TE, N., COME MIO/A SPOSO/A,
CON LA GRAZIA DI CRISTO
PROMETTO DI ESSERTI FEDELE SEMPRE,
NELLA GIOIA E NEL DOLORE,
NELLA SALUTE E NELLA MALATTIA,
E DI AMARTI E ONORARTI
TUTTI I GIORNI DELLA MIA VITA."


Così Cristo risorto ha creato il nostro matrimonio insieme a noi nella sua pienezza tridimensionale. Lui conferisce a ognuna di queste parole la sua verità e la sua possibilità di attuazione impegnandosi lui stesso in prima persona per la loro attuazione.
Visto che da queste parole è nato e nasce ogni giorno il nostro matrimonio sarebbe molto bene essere familiarissimi ed espertissimi del significato e delle modalità d'attuazione di queste parole!
Oggi concentriamo la nostra attenzione su due parole particolari: "dolore" e "malattia". Nel consenso i coniugi si promettono di essersi fedeli in qualsiasi tipo di malattia e dolore attraverso due modalità di relazione molto particolari: l'amore e l'onore!
Si tratta di un'impostazione straordinaria di vita. Rimane la questione come poter attuare una tale bellezza nella quotidianità del matrimonio e della famiglia.
Si tratta di cercare di capire in che modo il matrimonio sia anche comunione di male e come i mali dei coniugi, della coppia, dei figli, della Chiesa e della società possano essere integrati in modo costruttivo nella vita della coppia al punto tale da diventare come dice la promessa motivo di maggiore manifestazione d'amore e d'onore per gli sposi.
Che cosa vogliono dire le parole "dolore" e "malattia"? Il testo del consenso li pone come condizione contraria a "gioia" e a "salute". Da questo contesto possiamo dedurre che "dolore" si riferisce a un malessere dell'anima o della psiche e "malattia" a un malessere del corpo.
In modo più letterale si potrebbe dire il dolore è visto nella formula del consenso come "assenza o privazione di gioia" e la malattia come "assenza o privazione di salute". Sia il dolore sia la malattia sono un male.
Per poter pensare bene il male e trattarlo secondo la sua natura è fondamentale capire che cosa sia un "male". Siccome il male fa molto chiasso e notizia siamo immersi in una società che dà l'impressione che il male sia più forte del bene. Si tratta di un effetto pubblicitario.
Il male per sua natura è precario, molto precario. Il male per poter esistere ha bisogno sempre di un bene nel quale poter prendere dimora. Il marcio della mela senza mela non ci sarebbe.
La rottura del braccio senza il braccio non ci sarebbe. L'azione del furto senza la capacità di potersi muovere non esisterebbe. La lite senza la bontà della parola e della lingua non esisterebbe. Il bene non presuppone mai il male. Esiste indipendentemente dal male.
Il male dipende sempre dal bene. Senza il bene il male non potrebbe esserci. In realtà il male non ha una propria configurazione. E' sempre una mancanza di bene, una privazione di bene.
Il marcio della mela è un meno di mela. La rottura del braccio è una limitazione della capacità del braccio. La lite è una privazione della dignità e bontà della parola. Il furto è l'abuso della bontà della capacità di poter aprire una porta.
Non esiste un male assoluto. Esiste solo il bene assoluto: Dio. Perciò il male è sempre limitato, ha un inizio e una fine, è circoscritto, appunto dal bene! Il Bene invece, non ha confini, né inizio né fine.
In questa luce il pessimista si sbaglia perché pensa che il male è più grande del bene e alla fine il male vincerà sul bene. Perciò si sente sempre sconfitto in partenza e gira con il muso.
Avere ben compreso questa priorità del bene sul male è di fondamentale importanza per il nostro rapporto con noi stessi e con la nostra vita. Mi permetterà sempre a optare in favore del bene che il bene della mia vita per poter sopportare il male che implica la vita.
Quale sono i beni intaccabili della mia vita ai quali mi posso sempre relazionare, abbandonare e gioirne? Dio, il mio essere e l'essere di ogni persona e l'essere di tutte le cose create.
Ecco, siamo di nuovo nel contesto della tridimensionalità tipica del matrimonio e della famiglia. Il male si presenta come una diminuizione di altezza, di profondità e di larghezza nella nostra vita. Ma in realtà presuppone l'altezza, la profondità e la largezza della nostra vita per poterci esistere!
Mi fermo solo sul rapporto con il mio essere, la mia dimensione di pofondità. Il mio essere, anima e corpo, ha una bontà che gli è garantita da Dio in persona in quanto lui l'ha creata così come è!
E' di fondamentale importanza educarsi alla percezione, al amore e alla gioia per la preziosità del nostro essere corporeo e spirituale come prioritario in ogni situazione esistenziale.
Dio ci fa sperimentare questa amabilità oggettiva nel battesimo e nell'eucaristia quando viene ad abitare in noi con il suo Spirito e con il suo Corpo. Inoltre ci fa sperimentare l'amabilità e la "gioibilità" del nostro essere nel amore, nella tenerezza e specialmente nella celebrazione del coito.
Conviene distinguere bene tra la preziosità incondizionata del mio essere e le mie azioni che di per sé partecipano di questa bontà dell'essere, ma possono anche diventare disprezzabili in quanto cattive.
Quando si tratta di disprezzare un'azione o compiuta o da non compiere bisogna sempre partire dall'amore per il proprio essere e non commettere lo sbaglio di disprezzare insieme all'azione cattiva anche tutto il mio essere.
La stessa cosa vale anche per i mali che mi possono capitare da parte di altri o per le vicende della vita: nessuno di essi ha il potere di mettersi tra me e l'amore per il mio essere se io non glielo concedo. In questo modo imito il relazionarsi di Dio nei miei confronti. Lui non molla mai l'amore verso il mio essere anche quando detesta le azioni cattive che compio.   
Come si relaziona Dio a queste azioni cattive?

"Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò a lungo. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa." (Luca 15, 20-24)

Gesù, insieme al Padre e allo Spirito Santo, corre incontro a me peccatore perché in croce ha già fatto suo il mio peccato e non vede l'ora di liberarmene con il mio consenso (battesimo prima e sacramento della riconciliazione dopo!).
Questa è la sorte delle mie azioni cattive in luce cristiana. Conviene esercitare la propria mente nella percezione del peccato preso da Cristo in modo da non pensare le mie mancanze in un modo arretrato, vale a dire in ritardo di 2000 anni, come se Gesù non le avesse ancora fatte sue.

Queste quattro premesse in rapporto al male in me mi sembrano indispensabili per poter vivere in modo equilibrato il male della coppia nella coppia:

  • 1) il male è sempre più piccolo del bene

  • 2) le mie azioni cattive non possono distruggere la bontà e preziosità del mio essere

  • 3) non esiste più un peccato che non sia stato preso da Gesù su di sé in croce.  

  • 4) odiare le azioni cattive per amore del mio essere.

Il matrimonio come evento ed azione causati da Gesù glorioso è il luogo dove si realizzano queste concezioni del male in un modo unico e straordinario.
Attraverso il consenso matrimoniale Gesù e gli sposi si donano reciprocamente tutta la loro vita. Perciò si donano anche i loro "dolori" e "malattie" presenti, passati e futuri.
Qui viene richiesto agli sposi un allargamento ed un approfondimento considerevoli della loro consapevolezza nuziale che normalmente include nella comunione sponsale tutti i beni, e forse anche i mali che uno dei due subisce dall'esterno ma è difficilissimo che si assumono anche i mali che si causano a vicenda.
"Il male che mi fa il coniuge mi separa sempre da lui." Questa è l'esperienza più comune e più ovvia dei peccati e degli sbagli che compiono i coniugi tra e contro di loro. Le quattro premesse e il consenso matrimoniale aprono la strada a una nuova considerazione di questa situazione difficilissima della vita matrimoniale.
Nel consenso matrimoniale non si fa distinzione di dolori! L'amore e l'onore verso l'altro si promette, perciò, anche quando è proprio lui con le sue parole e comportamenti a ferirmi.
Cristo colloca gli sposi così vicino l'uno all'altro che niente li può separare. In un certo modo si può dire che Gesù introduce il coniuge in quella vicinanza al coniuge nella quale lui, Gesù stesso, si trova.
E Gesù è più vicino al coniuge di quanto il coniuge è vicino a se stesso. E' su questo livello che Gesù dona i coniugi l'uno all'altro, è su questo livello intimissimo e profondissimo che Gesù celebra l'unione nuziale.
In quest'ottica il peccato del coniuge contro il coniuge è prima di tutto un tradimento di se stesso.
Gli occhi dell'amore del coniuge lo intuiscono ma invece di stringersi al coniuge che si è abbandonato e tradito si fa impressionare ed offuscare dal dolore che gli causa il coniuge e perciò anche lui si ritira da quell'intimità coniugale dove tutto è in comune.
In questo modo tutte e due si sono allontanati da quella condizione sacramentale, gloriosa, paradisiaca della vicinanza reciproca creata da Gesù nel momento del consenso matrimoniale. Rimane vuoto quel luogo-condizione dell'intimità nuziale?
No, Gesù non si è mosso un centimetro ed è già (!) al lavoro per riportare i due fuggitivi nella loro condizione specifica nuziale.
Vedere e vivere il matrimonio in quest'ottica richiede molto allenamento interiore alla luce delle quattro premesse. Se mi è familiare che il bene è più grande del male nella mia vita personale tenderò con più facilità, anche se non senza difficoltà, a non assolutizzare il male che mi fa il coniuge.
Se riesco a rimanere fedele alla preziosità del mio essere unità di corpo ed anima anche quando compio qualche azione cattiva, odiando solo quest'azione (!), aumenterà la probabilità di poter rimanere vicino ed abbracciato all'essere di mio marito o di mia moglie anche quando compie azioni cattive contro di me.
Infine nella misura in cui colgo le mie azione cattive prese da Cristo in croce potrò considerare anche le azione nuziali rivolte contro di me i questa luce e portarle insieme a Gesù … e forse arrivare un giorno a dire "Sono stata/o io!" ( ) … come di fronte al nonno indignato la Mamma si mette al posto del bambino che ha rotto il bicchiere prezioso.
Questo è il più intimo dell'intimità nuziale nel quale Gesù costantemente conduce i coniugi.
Come celebrare la riparazione, la penitenza e la riconciliazione nuziali? Prima nel dialogo o prima nell'intimità? Dipenderà dalla consapevolezza del significato del dialogo e della vita intima nella coppia.
Sicuro è che è fondamentale che sia celebrata sia a parole, se necessario anche con azioni, sia nell'intimità per uscire dal conflitto più uniti di quanto non si era uniti prima del diverbio.
Quando si rompe la corda tra due amici riannodandola la distanza tra i due amici è diminuita.
Perché? Perché hanno fatto esperienza che l'unione sponsale è più profonda e la preziosità delle loro persone più alte del male commesso o subìto. Inoltre farà sempre più parte della memoria esperienziale e nuziale che Cristo regge il matrimonio sempre ed ovunque.
Per lui non esiste un male dal quale non possa liberare un matrimonio creato da lui a patto che i coniugi collaborano con lui.    
Conviene non dimenticare che, chi ha ferito l'altro, per il dinamismo d'amore, è invitato ad offrire alla persona amata ferita qualcosa di più prezioso e più amabile del male recato in modo da manifestare la consapevolezza del dolore causato e la rinnovata adesione incondizionata all'unione sponsale.
Il gesto dovrebbe esprimere: Ora ti amo più di prima.





Per la riflessione personale e in coppia:

Quale è il mio rapporto con il male nella mia vita e nel mio passato?
Come mi sembrano le quattro premesse presentate nella relazione?
Come porto i miei mali (subìti e causati) nella coppia?
Come mi relaziono ai mali (subìti e causati) del mio coniuge?
Come avviene la festa della riconciliazione nella nostra coppia e la conseguente memoria dei mali?

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