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P. Christian Steiner

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Convegno Regionale dei Consultori Familiari di Ispirazione Cristiana
Oristano, Sabato 26 settembre 2009
Persona e famiglia: percorsi possibili

Relazione di P. Christian Steiner o.p: Relazione Coniugale: una Nuova Centralità



Introduzione

Il legame persona-famiglia è forse una delle relazioni più ricche e misteriose nella vita umana. Il semplice ma sconcertante fatto che ogni persona deve il proprio esistere a due altre persone indica sia il mistero della persona sia il mistero della famiglia che si costituisce proprio in questa nuova relazione a tre. In questa luce la coppia si manifesta origine naturale di ogni persona. Conoscere la persona in modo sapienziale vorrà dire guardarla alla luce della sua origine, vale a dire alla luce della coppia. Nella misura in cui conosciamo la coppia potremmo avvicinarci al mistero della persona che da essa proviene. Conoscere la persona alla luce della coppia sarà il filo rosso del percorso che ora intraprendiamo.

Nuova luce sulla coppia

Se ci avviciniamo alla persona umana alla luce della coppia l’interpretazione della natura, delle caratteristiche e dei dinamismi della coppia incideranno molto su come interpreteremo la natura, le caratteristiche e del valore della persona sia in quanto al suo essere sia in quanto al suo realizzarsi. Quanto segue vuole perciò essere un piccolo tentativo di personalismo nuziale-familiare oppure di un’ermeneutica nuziale-familiare del sé che cerca di mostrare alcune caratteristiche dell’essere umano a partire dalle più universali caratteristiche che ritroviamo nella vita di ogni coppia e famiglia. Mi ispiro come metodo all’ermeneutica di Paul Ricœur perciò si potrebbe dare a questa riflessione anche il titolo “Se stesso come un altro nuziale-familiare”. Intendo la vita nuziale-familiare come un testo che si tratta di capire, di cui si tratta di cogliere “il mondo”, “il significato in sé” del testo “coppia-famiglia” e di fronte al quale conviene comprendere il significato della persona, di me stesso. E’ un tentativo perciò ha bisogno di molte integrazioni.
Iniziamo la lettura del testo “coppia-famiglia” con uno sguardo sul secolo scorso che ha contributo molto a chiarire l’alfabeto misterioso che guida la costituzione e la formazione della coppia-famiglia. Una lettura storica di questo fenomeno ci fa scoprire che proprio nel secolo scorso sia avvenuta una vera e propria rivoluzione culturale causata dalla stessa coppia-famiglia.
La lingua italiana è ricca di due concetti che rendono molto bene quanto è avvenuto al riguardo: “matrimonio” e “patrimonio”. Questi due termini incarnano, sono i pilastri, e in molto culture lo sono ancora, di una civiltà millenaria. “Matrimonio” si riferisce alla vita coniugale, casalinga e all’educazione dei figli. “Patrimonio” fa riferimento a quanto occorre per il sostentamento della famiglia, vale a dire la vita lavorativa e sociale e di conseguenza anche politica e culturale. Le due parole rivelano chi si doveva occupare di questi due ambiti fondanti della società e della famiglia: il matrimonio è munus matris, ufficio della madre, e il patrimonio è munus patris, uffico del padre.
Quanto succede nel matrimonio è compito della madre, quanto succede nell’economia, nella società è compito del padre. Questo modello di famiglia e di civiltà ha caratterizzato il nostro paese e l’Europa fino al secolo scorso per millenni. Ciò che colpisce in questo modello espresso attraverso questi due concetti è la totale assenza dei coniugi sia in famiglia sia in società. L’accento è messo sulla trasmissione della vita e sulla trasmissione delle sostanze che la rendono possibile, vale a dire sulla maternità intra-casa e la paternità extra-casa.

Il fatto sorprendente e sconcertante della paradossale centralizzazione della coppia

Perché questo tipo di famiglia, e di società non corrisponde più alla situazione attuale di civiltà? I cambiamenti sociali, la rivoluzione industriale, l’alfabetizzazione di tutti i ceti sociali, l’accesso alla cultura di sempre più persone, lo sviluppo scientifico e tecnologico, il progresso delle scienze umane ecc., hanno fatto sì che la donna ha cominciato a ripensare profondamente il suo ruolo nella famiglia e nella società riconoscendolo inadeguato alla ricchezza del suo essere femminile. La donna è riuscita in un modo ammirevole a uscire dalla sua posizione d’inferiorità sociale, psicologica, familiare nel giro di pochi decenni stravolgendo un modo di vivere millenario. L’affermazione femminile a tutti i livelli della società ha prodotto un cambiamento profondo della vita familiare: ora economicamente, politicamente, psicologicamente, socialmente, giuridicamente e anche di fronte alla Chiesa si sposano due persone con gli stessi diritti e doveri pari in dignità. L’uomo non è più né principe della famiglia (Leone XIII) né capo famiglia (legge italiana fino al 1975). Per la prima volta nella storia la famiglia si può fondare veramente sulla coppia di due persone di uguali diritti e dignità.
Questa improvvisa centralizzazione della coppia ha delle implicazioni che la società attuale non ha potuto ancora percepire pur subendone ovunque le conseguenze.
La centralizzazione della coppia implica la centralizzazione di alcune caratteristiche della vita della coppia per ogni persona per le quali né la società né la Chiesa possano essere pronte trattandosi di un’esperienza completamente nuova per l’umanità intera.
L’effetto più vistoso della nuova condizione della coppia è il crescente numero di divorzi. In Italia ogni anno si separano circa 80 000 coppie. Il numero è in crescita. La spiegazione classica è: Non ci sono più i valori di una volta. Manca la fedeltà, lo spirito di sacrificio, l’amore coma atto di volontà ecc.. In parte è vero.
Ma non è questo il problema vero. Il lavoro con le coppie che si preparano al matrimonio, l’accompagnamento delle coppie sposate e l’aiuto per le coppie in crisi dimostrano un altro motivo: non si tratta in primo luogo dell’infedeltà ai valori tradizionali ma dell’incapacità di interpretare e realizzare la nuova condizione della coppia. Sottolineo: è la novità relazione epocale creata dall’equiparazione della donna che pone il problema centrale ai coniugi e perciò immediatamente ai genitori.
Questa centralizzazione della coppia ha perciò anche delle implicazioni profonde per l’interpretazione della persona in quanto questa centralizzazione evidenzia nuovi aspetti della vita nuziale e familiare che gettano una nuova luce sul valore della persona umana.
Cerco di illustrare ora alcune implicazioni nuove che derivano dalla nuova centralizzazione della coppia. Ma vorrei subito far notare che in molti coniugi la fedeltà inconsapevole ai ruoli tradizionali genitoriali che tendono a predominare sull’identità coniugale, vale a dire prima madre o padre o solo dopo moglie o marito, fa sì che con grande facilità si tende a minimizzare le implicazioni della relazione coniugale che ora cercherò di elencare. “Minimizzarle” significa non darle peso, non considerarle degno d’essere oggetto della riflessione personale e in coppia, non prendersi tempo per capire e imparare le caratteristiche e le dinamiche tipiche della coppia. Tornerò su questo atteggiamento “conservatore” che frena lo sviluppo della coppia, della famiglia, della civiltà e della coppia e che trova paradossalmente nell’attuale impostazione culturale un potente alleato.

L’amore come necessità quotidiana coniugale e genitoriale

Cerchiamo ora di leggere il nuovo “testo” coppia-famiglia che è stato scritto a partire dal secolo scorso per poterne cogliere i nuovi significati emergenti e in secondo momento tentiamo di scorgere quale nuova forma di persona si staglia a questo orizzonte nuziale-familiare rinnovato. La prima e sconvolgente caratteristica ed implicazione della nuova situazione coniugale è la centralità esistenziale ed inevitabile dell’amore. La stabilità di un matrimonio, di una famiglia non dipende più dall’identificazione con il ruolo paterno o materno o da una dipendenza economica, sociale, psicologica della donna dall’uomo ma quasi esclusivamente dalla qualità della relazione tra i due. La natura di questa relazione è AMORE. La centralizzazione della relazione coniugale causata dall’equiparazione della donna e dell’uomo, di marito e moglie, a scapito dell’identificazione tradizionale con i ruoli genitoriali implica la centralizzazione dell’amore!
L’amore diventa così la condizione indispensabile per la realizzazione della coppia e della famiglia. Ascoltando le storie delle coppie in crisi si viene colpita dalla drammaticità con la quale l’amore richiede essere prioritario nella coppia non come una teoria di fondo, una premessa iniziale o un ricordo da rinfrescare ogni tanto ma come esperienza quotidiana. Mai come ora nella storia umana l’amore è stato condizione indispensabile per la realizzazione delle nozze e della famiglia.
Ma l’umanità, la Chiesa non possiedono una tradizione d’amore coniugale ricca da trasmettere da generazione in generazione non avendo potuto la possibilità per millenni di sperimentare  un matrimonio, una famiglia che si basa unicamente sull’amore dei coniugi, tranne nei famosi e un po’ rari matrimoni d’amore nel senso autentico della parola e non più sulla sottomissione della donna ufficialmente o dell’uomo psicologicamente.
Potendo conoscere e seguire diverse coppie e famiglie rimango sempre più colpito e affascinato dalla concretezza con la quale sia la relazione coniugale sia la relazione genitoriale richiedono l’amore. Paradossalmente soprattutto il contatto con le coppie in crisi fa rifulgere con una chiarezza quasi scientifica la necessità dell’amore. In che modo si manifesta questa necessità?
Ho potuto scoprire una caratteristica grandiosa dell’amore coniugale che in modo diverso vale anche per la relazione genitoriale e che chiamerei l’abitabilità delle azioni d’amore. Si tratta di un potere che la relazione d’amore conferisce a tutte le azioni delle due persone che si amano. Se il marito dice alla moglie: “Stasera vado al calcetto” senza aver coinvolto la moglie prima nella decisione al riguardo la moglie si sente esclusa da quest’azione, da questa intenzione e da queste parole del marito. Non si ritrova in esse. Non le può abitare, né le parole, né la decisione, né le azioni che ne derivano e perciò le fa male. Se la moglie smette di dare il bacio della buona notte al marito il marito si addormenta uguale ma con una certa amarezza in bocca e nello stomaco. Non ci siamo accompagnati insieme nel mistero del sonno. Non si è ritrovato nel modo con il quale la persona amata ha scelto di addormentarsi, vale a dire senza di lui. L’accumularsi di parole, decisioni, azioni che prescindono dal coniuge introduce matematicamente nella crisi coniugale.
Le decisioni, le parole, le frasi, le azioni, i gesti, la mimica, il tono della voce ecc. coniugali hanno tutti questa caratteristica: sono abitabili per due, per tutte e due coniugi, quando uno ne viene escluso fa male. I coniugi normalmente sono abituati a soffrire le conseguenze dolorose ma raramente prendono coscienza in modo positivo di questo potere che l’amore li conferisce. Ogni coppia può farsi un elenco senza fine di azioni, parole, pensieri, sentimenti d’amore abitabili. Se uno dei due o meglio tutte e due decidono a voler consapevolmente far abitare l’altro nelle proprie parole, gesti, mimiche e azioni la coppia inizia a prendere in mano il proprio rapporto d’amore e può consapevolmente farlo crescere. Il proprio sguardo d’amore, le proprie parole d’amore, le mie tenerezze hanno sull’altro un potere generante, realizzante e beatificante. Prenderne coscienza e attuare questo potere è molto realizzante e beatificante per chi lo pratica. Poterlo fare implica naturalmente la memoria amorosa e fantasiosa del coniuge. Solo se coltivo la sua immagine, le sue caratteristiche amabili – difendendole contro i suoi difetti minacciosi – mentre apro la porta di casa mi verrà lo slancio necessario per amarlo in parole ed in opere.
In modo simile si può parlare della relazione genitoriale. Una volta concepita la vita del figlio gli occhi, gli orecchi, la bocca, le mani, i piedi, i pensieri e i desideri dei due genitori diventano generanti o degeneranti per i propri figli. Chi sviluppa questa consapevolezza nei confronti del proprio coniuge sarà in grado di coltivarla anche nei confronti dei propri figli.
Lascia perplesso quanto poco i coniugi-genitori siano consapevoli di questo loro potere, quanto poco ne gioiscano, quanto poco lo formano e perciò quanto ne soffrono. Secondo me questa sottovalutazione deriva da una concezione della propria persona molto parziale, superficiale e spesso anche erronea. Un tratto dominante di questa antropologia esistenziale è la quasi totale assenza della consapevolezza della preziosità del proprio corpo e della conseguente potenza che attraverso di esso si può sprigionare sia in senso positivo sia in senso negativo, ma comunque si sprigiona.



L’amore di sé e di Dio in luce nuziale

La nuova centralità dell’amore nella coppia, sperimentata come abilità reciproca, si scontra perciò, con un punto molto delicato nella vita di ogni persona: la relazione con se stesso. L’idea, la percezione, l’immagine che ho di me stesso influisce in modo decisivo sulla relazione coniugale e su come percepisco la persona amata. Spesso è proprio la valutazione erronea o parziale di se stesso che falsifica la percezione dell’altro e della stessa relazione d’amore e ne frena lo sviluppo. Non è più possibile nascondersi dietro un ruolo tradizionale coniugale e genitoriale che prescinde dal modo effettivo con il quale penso, voglio e sento me stesso. Molte coppie soffrono molto dell’incapacità di maturare nella relazione con se stessi e si trovano di fronte a un compito che va oltre alle loro capacità interpretative in quanto le proprie famiglie d’origine e le istituzioni di formazione della nostra società e della Chiesa non sono ancora aggiornati alle priorità che pongono la nuova situazione coniugale e familiare.
In un primo momento la centralità della relazione con se stesso come conseguenza della centralizzazione del rapporto coniugale sembra essere solo un problema che fa disperare i coniugi, soffrire tanti figli e far saltare i nervi ai consulenti e mediatori familiari. Visto invece alla luce della dinamica dell’amore coniugale è un fenomeno che manifesta la caratteristica principale dell’amore: mette al centro la persona in un modo implacabile, la persona nella sua concretezza corporea e quotidiana. Se amo una persona anche la relazione che lei ha con se stessa diventa centrale per me ma non in un senso generico o teorico ma a livello quotidiano ed esistenziale. Se mia moglie non ama il proprio corpo le mie carezze possono crearle disagio e la relazione che lei ha con la sua stessa persona può diventare un problema quotidiano per la vita della coppia. In questo contesto rifulge l’antico oracolo di Delfi “Conosci te stesso” in tutto il suo splendore e con esso tutta la tradizione sapienziale dell’occidente e dell’oriente che su questo imperativo ha impostato la realizzazione di culture intere. Solo che oggi non si tratta più di una conoscenza che devono acquisire alcuni saggi ma ogni coniuge! La centralizzazione della relazione nella coppia paradossalmente costringe i coniugi a un salto di qualità di cultura e di civiltà per garantirsi la realizzazione della propria vita. Il “Conosci te stesso in luce nuziale-familiare” diventa così un imperativo fondamentale per ogni persona che vuole intraprendere la vita coniugale o meglio ancora apre l’accesso a un aspetto centralissimo della mia vita che implica un aumento immenso di qualità di vita e del quale, grazie ai ruoli tradizionali familiari si poteva fare a meno.  
Da dove potrebbe venire luce? La stessa centralizzazione dell’amore, come frutto della centralizzazione della coppia coniugale non solo costringe alla centralizzazione della relazione con se stesso ma apre anche nuovi orizzonti che fanno cogliere meglio il valore della propria persona ed imparare ad educarsi alla sua consapevolizzazione e realizzazione. La centralizzazione dell’amore come base della famiglia e di ogni persona implica la necessità di guardare con più serietà sul come l’amore coniugale nasce, si esprime e si realizza per poter leggere in esso il manifestarsi e realizzarsi della persona umana. Siamo qui di fronte al compito più specifico del personalismo nuziale-familiare o dell’ermeneutica nuziale-familiare di sé stesso. Leggendo con attenzione il testo nuovo “coppia-famiglia” composto dallo stesso numero di lettere femminili e maschili si scopre il suo messaggio sconcertante: la persona nella sua corporeità e quotidianità al centro ovunque e sempre sia la persona del coniuge sia la persona del figlio. Tento di mostrare che cosa si intende.
L’origine naturale dell’amore nuziale si chiama innamoramento. L’esperienza dell’innamoramento purtroppo subisce ancora una sottovalutazione sociale e culturale non indifferente. Viene considerata una sensazione tanto desiderabile quanto ingannevole e spesso fonte di sofferenze immani. Provoca normalmente la decisione di sposarsi per poi sparire in modo inevitabile. Insomma è roba da piccioncini. Gente seria non si trova nello stato d’innamoramento. L’innamorato è il classico personaggio con la testa tra le nuvole. Eppure le persone si sposano e fondano famiglie a partire dal piacere e della gioia d’essersi reciprocamente innamorati. Anzi è normalmente e sempre di più l’unico vero motivo per cui due si sposano, sempre grazie alla crescente parità uomo-donna. I coniugi navigati comunque tendono a considerare questo ruolo iniziale dell’innamoramento come una specie di anestesia inebriante per poter raggiungere la necessaria incoscienza per commettere lo sbaglio della propria vita, cioè di sposarsi.
La nuova situazione coniugale della coppia centralizzata ed equiparata richiede di rivedere radicalmente questo luogo comune frutto dell’incapacità di interpretare rettamente l’esperienza dell’innamoramento e di trasformarlo in condizione stabile di vita. L’innamoramento non è solo una sensazione ma prima di tutto una luce che potenzia gli occhi innamorati a vedere aspetti della persona amata che solo l’amore può vedere. L’innamoramento fa scoprire l’amabilità oggettiva della vita umana in modo esperienziale nella persona amata. La nuova luce dell’amore mi fa percepire l’altro nelle sue manifestazioni quotidiane come evento nella cui presenza mi ritrovo in modo nuovo. Tutto ciò che riguarda l’altro è interessante, attraente e capace di suscitare la mia partecipazione sentimentale sia come gioia e sia come dolore. Il timbro della voce, il modo come tiene la forchetta, che cosa ha fatto in mattinata, il suo colore preferito mi sono amabili, cari, preziosi ed unici. Il suo essere nella sua concretezza quotidiana e corporea è indescrivibilmente amabile. Parole e gesti di tenerezze imprimono questa percezione nella pelle della persona amata.
L’innamoramento cambia la percezione dell’altro ma non cambia automaticamente la percezione di me. E’ qui un aspetto nuovo e potentissimo da scoprire per la vita della coppia. Ciò che io provo per l’altro, ciò che vedo nell’altro anche la persona amata prova per me e vede in me: la mia amabilità incondizionata nella sua concretezza quotidiana e corporea. L’innamorato è chiamato a riconoscere l’autorevolezza dello sguardo d’amore sulla propria persona e di aggiornare l’immaginario di sé di conseguenza, vale a dire imparare ad amarsi con la stessa concretezza con la quale è amato dalla persona amata. Insisto: abbiamo l’autorità e il potere di conferire al modo con il quale mi vede la persona innamorata l’autorevolezza di migliorare l’idea di me e di farmi riconoscere la mia amabilità oggettiva che non dipende dallo sguardo e dai gesti d’amore della fidanzato o del coniuge ma lo rivela!!! La mia amabilità c’era già prima di innamorarmi e rimane per sempre. Per poter compiere in modo graduale questo aggiornamento della mia idea di me sono anche invitato se fosse necessario di “deautorizzare” l’idea di me che mi fa apparire non degno d’amore da parte di me stesso. Questa immagine ha sicure radici nella propria famiglia d’origine e perciò si fonda su decisioni che risalgono all’infanzia e all’adolescenza che non si basano su una profonda conoscenza di me. L’innamoramento letto in questa luce è una splendida manifestazione della preziosità e dell’amabilità della persona umana. Fa vedere come pensarla, come amarla, come relazionarsi ad essa.
Nella stessa linea conviene interpretare la propria esperienza di vita intima che approfondisce e concretizza quanto sperimentato nell’innamoramento. La vita sessuale coniugale manifesta in modo molto evidente l’amabilità di tutta la vita del coniuge presa nella sua interezza e in tutti i suoi dettagli. Di fatto nessuna parte del corpo amato è escluso dalle manifestazioni reciproci d’amore. La persona amata nella sua nudità nuziale è degna d’essere festeggiata con abbondanza di tenerezza e d’amore dai capelli fino ai piedi. Non si tratta di un semplice evento fisiologico. Nel corpo della persona amata si manifesta e si realizza tutta la sua persona. Il bacio degli occhi celebra sia gli stessi occhi, sia la persona in essa, sia il suo guardare sia ciò che ha visto, vede e vedrà. Di nuovo conviene costatare che le manifestazioni d’amore non sono a senso unico ma di natura reciproca. Il mio marito mi svela, mi fa sentire nella mia pelle, nel mio corpo l’amabilità, la preziosità del mio corpo, della mia persona, della mie azioni, delle mie relazioni e delle mie giornate. Tocca a me di allargare l’amore di me, la mia idea di me dopo ogni incontro d’amore nuziale per poter essere in sintonia con il progresso del nostro amore. Aiutarsi in questo reciprocamente diventa esperienza liberante di realizzazione di sé nella crescita dell’amore coniugale.
L’autorevolezza di questi due aspetti dell’amore nuziale si può dedurre dal fatto che in tutti tempi, in tute le culture, in tutte le religioni e su tutti i continenti uomo e donna si esprimono l’amore con queste modalità. Sono modalità che fanno proprio parte della stessa natura umana e hanno perciò valore universale. Ciò che vale per tutte le persone vale per me in modo personalissimo, è affidabilissimo e degno di essere integrato nella mia concezione di me. Fin ora questi due aspetti hanno sì caratterizzato l’inizio delle nostre famiglie ma non le hanno impresso la loro forma specifica, vale a dire la persona umana celebrata in modo quotidiano. Ora è diventato un’esigenza. La centralizzazione della relazione coniugale implica la centralizzazione dell’amore come esperienza quotidiana che significa la celebrazione quotidiana di tutte le persone che compongono la famiglia anche della mia stessa persona da parte di me stesso!
L’integrazione dell’esperienza d’amore nel proprio concetto di sé è fondamentale sia in relazione alla propria idea-perezione di Dio sia in relazione al modo con il quale si educano i propri figli. L’amore nuziale essendo a immagine di Dio mi svela come Dio mi ama: da innamorato convinto in modo nuziale. L’esperienza coniugale si rivela così come rivelazione più concreta e sperimentabile del come Dio mi ama. Il mio coniuge mi fa sperimentare come Dio mi ama sempre nella mia concretezza corporea e quotidiana. Anzi è perché lui mi vive come un evento quotidiano, gioisce della mia voce, ammira il mio modo di camminare gode di ogni ora della mia giornata, per questo motivo il mio coniuge mi può amare così come mi ama e diventa il primo rivelatore della mia vera condizione esistenziale di persona infinitamente amata. Il coniuge è perciò per sua vocazione un teologo esistenziale chiamato ad evangelizzare se stesso, la coppia, la famiglia e la Chiesa in questa luce e con questa luce. La nuova centralizzazione della relazione coniugale ne può portare frutti abbondanti.

La chiave nuziale per il codice genetico

L’ultimo secolo ci ha regalato un altro dono immenso a favore della centralizzazione dell’amore coniugale in relazione all’identità umana: la scoperta del DNA. Il DNA, la centrale di comando di ognuna della nostre cellule che strutturano il nostro organismo, sono l’abbraccio nuziale dei 23 geni materni e di 23 geni paterni. Miliardi di volte ritroviamo a livello genetico l’evento nuziale dell’unione dei nostri genitori nel nostro corpo. L’essere umano perciò si rivela strutturato in modo nuziale. Se si aderisce alla visione integrale dell’essere umano inteso come unità di anima spirituale, di psiche e di corpo fatto cellule si dovrà prendere atto che l’evento che costituisce l’inizio della persona umana ne rimane il principio vitale genetico. La genetica nuziale diffonde la luce nuziale in tutta la persona e fa capire come considerare la persona umana. La sua verità genetica richiede uno sguardo nuziale su ogni persona umana anche su me stesso come illustrato nel paragrafo precedente.
Se poi si considera l’amore nuziale come autentico interprete del modo divino d’amarci la genetica nuziale si manifesta come sigillo e rivelazione genetici dell’amore di Dio verso l’essere umano nella sua integralità e in tutti i suoi dettagli. E’ lo stesso codice genetico che richiede d’essere letto in luce nuziale. La persona umana che si deve al proprio codice genetico rimarrebbe indecifrabile se non interpretata in quest’ottica. Così la stessa composizione genetica della mano mi ricorda che deve essere pensata ed amata in modo nuziale: festeggiando tutta la mia persona e le sue azioni in essa … con finezza ed intensità nuziale a immagine della festa divina, trinitaria per la mia vita nella sua concretezza quotidiana e corporea.
Già si possono intravedere le implicazioni pedagogiche di questa impostazione di vita nuziale che evidenzia e rende sperimentabile l’amabilità dei coniugi e di Dio stesso in essi. I figli sono l’evento nuziale genitoriale per eccellenza. Rimarranno per sempre l’unione genetica dei propri genitori, mistero davvero abissale e divino.  Come i coniugi celebrano la loro amabilità nell’intimità nuziale così sono chiamati a festeggiare l’amabilità dei loro figli di conseguenza secondo le modalità dell’amore genitoriale come di fatto avviene soprattutto nei primi mesi di vita del figlio neonato. Colpisce l’adesione festosa, gioiosa e costante alla meraviglia del figlio neonato con le sue modalità prettamente corporee. Iniziamo tutti la nostra vita festeggiati in modo in modo totalizzante e dettagliato nella concretezza del nostro corpo e della nostra vita quotidiana  a conferma del nostro codice genetico e della modalità festosa con la quale i nostri genitori ci hanno concepito.
Genitori che tendono ad appropriarsi di questa concezione nuziale di Dio e di se stessi qualificano automaticamente la loro educazione con ciò che maggiormente forma i figli: la relazione che il genitore ha con la propria vita e che i genitori hanno tra di loro! E’ perciò lo stesso codice genetico che postula un’ermeneutica nuziale-familiare della persona umana, un personalismo nuziale. Io stesso sono a me stesso come un altro degno d’essere amato in modo nuziale.




Chi educa alla nuova priorità della relazione coniugale e genitoriale? - un deficit di civiltà e la centralità culturale dei consultori

Ho accennato solo ad alcune implicazioni della nuova centralizzazione sociale e familiare della relazione coniugale. Purtroppo queste tematiche sono ancora assenti nella formazione sia scolastica sia ecclesiale dei nostri giovani. Colpisce come invece a livello scientifico la società civile sarebbe in grado ad aiutare i giovani ed adulti a assumere le capacità interpretative necessaria per poter cogliere il nuovo significato della vita sociale e familiare in questa ottica nuziale. Le conoscenze psicologiche, pedagogiche, sociologiche e filosofiche attendono ancora ad essere trasformati in vera e propria pedagogia scolastica. Si insegnano tante materie ma non si prepara i giovani a vivere le due relazioni che fondano la loro vita e presiedono alla loro realizzazione: la relazione coniugale e genitoriale. Solo quando una coppia vuole adottare un bambino lo stato scende in campo con le sue conoscenze al riguardo. In questo modo lo stato non asseconda il progresso di civiltà che ha provocato l’emancipazione della donna e la conseguente centralizzazione della relazione coniugale e familiare. Molti giovani non sono in grado ad interpretare la propria vita e si perdono nella varietà enorme degli stimoli della nostra società. Tentativi di spiegazioni dell’ermeneutica nuziale mi hanno fatto sperimentare la grande apertura dei giovani verso questa interpretazione della propria persona.
La Chiesa si comporta in modo molto simile anche se l’impegno di formare alla centralità della relazione coniugale si sta sempre più intensificando. La teologia nuziale e familiare italiana a livello europeo è di grande qualità e molto diffuso. Si trovano ottimi libri in tutte le librerie cattoliche e formano il primo passo per un cambiamento di mentalità nuziale e familiare. Richiede l’impegno dei coniugi di voler leggere, di voler studiare chi sono e come è fatta la meraviglia della loro relazione coniugale. A livello nazionale molte sono le coppie che si impegnano da anni in questa direzione. L’ufficio famiglia guidato prima da Mons. Bonetti e fina a quest’anno da Mons. Nicolli ha organizzato convegni, seminari e corsi di studi davvero splendidi che hanno permesso a centinaia di coppie a conoscersi e a formarsi davvero nella luce dell’amore e di Gesù. Partecipare a questi corsi è d’immenso aiuto. A livello diocesano e parrocchiale c’è molto da fare.
Su questo duplice sfondo, della nuova centralità della relazione coniugale e il deficit di formazione che scuola e Chiesa offrono al riguardo rifulge il ruolo del consultorio e richiede secondo me una riinterpretazione del suo ruolo sociale, culturale ed ecclesiale. Il consultorio viene sempre presentato come rimedio per una coppia in crisi che offrendo tecniche di comunicazione riesce a farla ripartire. Credo che in questo modo si sottovaluti in modo enorme la vera portata dei consultori. Di fatto i consultori sono gli unici istituzioni che si occupano dello più specifico del cambiamento epocale avvenuto in famiglia e società, vale a dire della centralizzazione della coppia, della nuova priorità della relazione coniugale. Possiamo dire che il consultorio è l’unica istituzione che si occupa direttamente delle dinamiche coniugali e ne ha una conoscenza decennale. E’ l’unica istituzione nella società e nella Chiesa che già ora è in grado a offrire ciò di cui i coniugi hanno bisogno non solo al momento della crisi ma sin dall’inizio della loro relazione. Le coppie hanno bisogno di capire a fondo e in tutta la sua concretezza le dinamiche della relazione a due. I corsi di preparazione al matrimonio ne trattano solo in uno o due incontri. Perciò credo che si debba ripensare profondamente il ruolo del consultorio in relazione alla nuova centralità della coppia e perciò in relazione alla manifestazione concreta nuziale e familiare della preziosità della persona e la sua conseguente realizzazione.
Il consulente perciò è prima di tutto invitato a prendere coscienza del suo ruolo chiave per la società e la Chiesa. Anche se seguo solo qualche coppia all’anno ma apro il mio sguardo alla sua centralità attuale come illustrata sopra potrò nella stranezza delle impostazioni coniugali scorgere il irradiarsi della possibile bellezza sia della relazione coniugale come concretissima relazione d’amore e sia della indistruttibile dignità della persona alla quale può corrispondere solo un atteggiamento corrispondente: l’AMORE.


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